Trasparenza. La prassi non guidi la dottrina

Una risposta all’intervista rilasciata a La Repubblica dal Cardinal Kasper “Basta scandali, ora la Chiesa non ha più paura della trasparenza”. A dire il vero, risponde l’ex presidente dello Ior, la Chiesa non ha mai avuto paura della trasparenza. Specialmente quando Benedetto XVI volle una gestione esemplare.

di Ettore Gotti Tedeschi

L’8 marzo, sul quotidiano La Repubblica, il cardinal Walter Kasper ha rilasciato una lunga intervista sulla trasparenza della finanza. E in particolar modo della finanza vaticana, dal significativo titolo (virgolettato) “Basta scandali, ora la Chiesa non ha più paura della trasparenza”. Qui di seguito pubblichiamo la risposta di Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior.

kasperEssendo il titolo virgolettato “Basta scandali, ora la Chiesa non ha più paura della trasparenza”, suppongo sia espressione di SER il card. Kasper.

Desidero rilevare solo che l’espressione “…non ha più paura…” non è però corretta. Vorrei testimoniare che Benedetto XVI non ha mai avuto paura della trasparenza, anzi, nel darmi personalmente istruzioni sul che fare (a settembre 2010) fu chiarissimo: “Noi dobbiamo essere esemplari”. Continua poi, il card Kasper, nell’intervista, sempre riferendosi alla trasparenza: “non solo è importante, ma è un passo decisivo perché altrimenti non si è credibili“. E’ esatto. La Chiesa ed il Papa, quali Autorità morali, non insegnano come si sconfigge la povertà, ma come si guadagna la vita eterna, spiegando cosa è bene o male al mondo intero, anche ai non cattolici. Ma per esser ascoltati e aver credibilità si deve vivere quello che si insegna. In materia finanziaria il comportamento da vivere in modo esemplare è proprio la trasparenza. Non basta dichiararla, bisogna dimostrarla.

Ho trovato anche straordinariamente apprezzabile la considerazione di SER che la trasparenza “è un elemento chiave se si vuole vivere in questo mondo e non altrove…” E’ esatto. Questa riflessione è stata da me scritta in molti documenti rivolti ai Superiori. Ma fu difficile, per ragioni, diciamo, “culturali”, aiutare molti a riconoscere l’esigenza di rinunciare ad una autonomia di sovranità e condividere informazioni con “ambienti” considerati ostili alla Chiesa e persino “persecutori” della Chiesa. Vorrei far sorridere il card. Kasper ricordando una storiella-esempio che ho spesso usato nel mio periodo vaticano, per cercare di spiegare l’espressione usata di “persecuzione”. Raccontavo: se un’auto targata CdV, in territorio italiano, passa un incrocio con il semaforo rosso e viene fermata da un agente di polizia che multa l’autista, questa azione si deve considerare persecuzione verso il Vaticano? Evidentemente no, il passare con il semaforo rosso esprime solo disprezzo o non conoscenza del codice della strada italiano ed espone a pericolo i veicoli che transitavano (con il verde) da destra e sinistra, ma persino il conducente e i passeggeri dell’auto targata Città del Vaticano. Quanto sarebbe opportuno riflettere su questa storiella e sulla sua realtà in materia di trasparenza finanziaria. E’ infatti dall’attentato terroristico alle torri gemelli l’11 settembre 2001 che nuove norme, più restrittive, sul riciclaggio (per contrastare il terrorismo), son state condivise e progressivamente adottate dai paesi che condividono i valori di libertà perciò di trasparenza. Così le banche centrali hanno formulato procedure adatte e le hanno imposte al sistema bancario operante in tali paesi. Già nel 2008 era evidente che i cosiddetti “paradisi fiscali” sarebbero stati estinti, con le “buone o le cattive”. Ma Benedetto XVI voleva la Santa Sede esemplare, esempio persino per gli altri paesi. Perciò chiese una legge esemplare, procedure di applicazione esemplari, un sistema di controllo (interno alla Santa Sede) altrettanto esemplare. E ciò venne appunto realizzato e autorizzato dal papa con il motu proprio del 31-12-2010.

“Per giudicare occorre conoscere” afferma oltre il card. Kasper. Come non condividere e soffrire ancora oggi che ciò non sia però avvenuto? Persone ed avvenimenti son stati oggetto di giudizio e sentenza, senza conoscere tutti i fatti, senza voler cercare la verità e poi fare giustizia. Ma SER il card. Kasper dimostra di conoscere invece bene, e con competenza, alcuni fatti molto significativi, quando dice “E’ dieci, vent’anni, che dalle banche viene una spinta maggiore verso la trasparenza”. Assolutamente vero. Ma SER crede che questa “spinta” sia stata accolta? Persino quando molte banche hanno chiuso i conti dell’Istituto della S.S. son state accusate di “inadempienza”, e chi invece sosteneva la legittimità di questa “spinta”, fu considerato un nemico. E’ anche vero che la trasparenza delle finanze vaticane è importante per agire a favore dei poveri. Perciò sono certo che Papa Francesco è e sarà sempre più sensibile al volerla realizzare in modo “esemplare”.

Desidererei però fare un commento conclusivo al fine di esprimere il mio compiacimento al card Kasper con un affettuoso, ma opportuno, “warning” (avvertimento) di analogia teologico-finanziaria. Il card. Kasper, riferendosi ai temi trattati nel Sinodo sulla famiglia, ha sempre distinto tra “dottrina” (vincolante) e “prassi“ (rinnovabile). In materia di trasparenza finanziaria, riferendomi ai temi sopra trattati, la stessa distinzione suonerebbe così: “La trasparenza e i suoi principi sono vincolanti e non si toccano”. Ma, per evitare dubbi di rischio di analogia alla dottrina-prassi (come sui temi previsti nel Sinodo sulla famiglia ), sarebbe bene specificare che in materia di trasparenza finanziaria, la sua applicazione (la sua prassi), cioè le leggi, le procedure, il controllo, non devono rischiare di essere anch’esse adattabili e adeguabili ai tempi e alle culture. Ammetto che non ritengo separabile con successo, dottrina e prassi, né in materia teologica, né in materia di trasparenza finanziaria (lo dico per esperienza, perché se il comportamento delle creature non è orientato da valori ed idee, finisce che sarà il comportamento a orientare idee e valori. Cioè la prassi rinnovabile rischia di influenzare la dottrina immutabile). Il rischio è l’esemplarità auspicata e la credibilità, conseguente, del Papa e della Chiesa. Alla quale tengo moltissimo.

© La Nuova Bussola Quotidiana (10/03/2015)

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