Dopo i matrimony gay, R. Marx promuove anche Lutero

Dopo il via libera ai matrimoni gay, alle unioni omosessuali e la comunione i divorziati, la Chiesa tedesca apre anche a Lutero. A sentir il cardinale Rehinard Marx, l’aggiornamento ecclesiale dovrebbe proseguire rivalutando i “pensieri” e le “riforme” di Lutero, per liberare l’oscuramento del messaggio evangelico.

di Lorenzo Bertocchi

La Chiesa cattolica tedesca viene spesso accusata di aver messo in atto un percorso di “protestantizzazione” della fede e, in effetti, le ultime dichiarazioni del cardinale Rehinard Marx, riportate da Die Welt, sembrano confermare l’insinuazione. «Dopo 50 anni di dialogo ecumenico congiunto», ha scritto il cardinale di Monaco e Frisinga, «è possibile per un cristiano cattolico leggere i testi di Lutero con apprezzamento e imparare dai suoi pensieri». Si avvicina l’anniversario della Riforma nel 2017, e Marx ci tiene a ricordare che «Lutero non ha lo scopo di dividere la Chiesa, ma con i suoi richiami» ha voluto portare l’attenzione su ciò che «oscurava il messaggio del Vangelo».

Un recente articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung dice però che il messaggio evangelico in terra tedesca risulta comunque un po’ confuso e oscuro. La Chiesa cattolica in Germania è ancora un pilastro sociale, ma pur conservando una certa forma, pare abbia perso sostanza: è il secondo più grande datore di lavoro in Germania, offrendo più di un milione di posti di lavoro e, insieme alla Chiesa evangelica raccoglie “offerte” più che mai. Tuttavia, un sondaggio condotto dall’Istituto Allensbach per la Chiesa cattolica ha rivelato un volto molto decadente della fede, talmente impietoso che i risultati di questo lavoro non sono stati pubblicati. Alla domanda, «perché sei cattolico?», il 68% dei tedeschi avrebbe risposto dicendo: «Perché permette di celebrare gli eventi importanti della vita», e poi, subito dopo, perché «è una tradizione di famiglia». Emerge una Chiesa che assomiglia ad un club socio-culturale e poco più. A ciò dobbiamo aggiungere che il 60% dei fedeli dice di non credere in una vita dopo la morte, e solo un terzo crede nella Resurrezione di Cristo. Un tedesco su quattro però ritiene che se un gatto nero gli attraversa la strada porta sfortuna.

Avvicinarsi ai protestanti risolverebbe la questione? Pare proprio di no, visto che la Chiesa evangelica in Germania ha già fatto tutto quello che si vorrebbe facesse quella cattolica, eppure anche i fedeli protestanti manifestano una diffusa confusione sulla loro fede. Sacerdozio femminile, eliminazione del celibato per i sacerdoti, completa accettazione dei divorziati e delle coppie omosessuali, sono tutte riforme che non sono state sufficienti a rinvigorire le Chiese protestanti, anzi. Eppure, proprio il cardinale Marx in una conferenza stampa poco prima di Natale ha ricordato che «la grande maggioranza dei vescovi tedeschi vuole che i divorziati risposati siano ammessi a ricevere i sacramenti a certe e specifiche condizioni». La Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un documento imponente, 194 pagine, sui temi del Sinodo sulla famiglia e lì ha collocato una proposta rispetto alla questione dei divorziati risposati e del loro accesso ai sacramenti. La linea è quella tracciata dal cardinale Kasper, un approccio pastorale di totale apertura. «Una pastorale orientata a questi principi», ha detto Marx, «non può eludere la questione di una possibile ammissione dei divorziati risposati alla comunione sacramentale». Sarà questa la strada per una nuova evangelizzazione? Perché di questo in Germania ci sarebbe urgente bisogno.

La Chiesa tedesca solo nel 2013 ha visto un calo del 10% dei partecipanti alla Messa, mentre il numero totale dei cattolici è in costante diminuzione, dal 1990, anno della riunificazione tra Est e Ovest, si è passati dal 42,9% della popolazione, all’attuale 29% (la maggioranza si trovano in Baviera e nel Saarland). Il numero dei praticanti però è molto più basso rispetto al totale dei battezzati, si parla di circa 3 milioni (un 10% scarso). Il numero di sacerdoti (diocesani e religiosi) è di circa 14.000, in costante e inesorabile calo. Ciò che rimane alto però è il volume d’affari: nel 2013 l’imposta di culto ha fruttato qualcosa come 5,2 miliardi di euro. La Kirchensteuer, questo il nome della tassa, è finalizzata a mantenere luoghi di culto, le strutture e il clero. Il pagamento della tassa (presente anche in Austria e Svizzera) è moralmente obbligatorio per i fedeli, visto che viene proposta sotto pena di distacco dalla Chiesa, una scomunica comminata dal “fisco”. Molti commentatori dicono che la voglia di riforme della Chiesa tedesca, soprattutto per l’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati e, perché no, anche alla benedizione delle coppie omosessuali, riposa in questioni non troppo spirituali, ma legate alla garanzia del gettito “fiscale”. Affari di cassa.

Recentemente è stato cambiato anche il regolamento del lavoro della Chiesa tedesca, che ora potrà accogliere tra i suoi dipendenti omosessuali, divorziati e separati, ossia categorie di persone che ad oggi non risultano in “regola” con i requisiti morali previsti dalla dottrina cattolica. La Chiesa tedesca, come già accennato, rappresenta il secondo datore di lavoro dopo lo Stato Federale, e con questo aggiornamento si adegua a quanto previsto dalla Chiesa luterana. Nel 2017, a sentir il cardinale Marx, l’aggiornamento dovrebbe proseguire anche rivalutando i “pensieri” e le “riforme” di Lutero, per liberare l’oscuramento del messaggio evangelico. A sentire altri, invece, Lutero più che un liberatore è stato semplicemente un acerrimo nemico del Papa e dell’autorità della Chiesa. Dove vogliono andare i vescovi cattolici tedeschi?

© La Nuova Bussola Quotidiana (06/01/2015)

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