C’è aria di “Tribunale del popolo” nella Chiesa

L’ondata di critiche a Vittorio Messori per l’articolo su papa Francesco – con tanto di una petizione online – mette in evidenza che c’è un movimento che sta cercando di usare papa Francesco contro i suoi predecessori nella speranza di usarlo contro la Chiesa stessa.

di Riccardo Cascioli

È un dato di fatto. Chi vive di ideologia perde il senso del ridicolo. Solo così si può spiegare il crescendo di attacchi – e anche insulti – a Vittorio Messori per l’articolo pubblicato il 24 dicembre sul Corriere della Sera e da noi ripubblicato il 28 dicembre. Commenti feroci di cui abbiamo dato un saggio ieri (clicca qui), ma che sono straordinariamente ampi e che hanno trovato il loro vertice in una petizione online per Fermare gli attacchi contro papa Francesco, in cui l’articolo di Messori è giudicato addirittura «una dichiarazione di guerra» e «un avvertimento di stampo mafioso», evocando dei «mandanti» non meglio specificati.

ÈLe critiche scendono nel ridicolo ponendo il Corriere della Sera al centro di una oscura trama che mira a boicottare il pontificato di Francesco. Evidentemente questi signori non leggono molto spesso il Corriere se non si sono accorti di quanto invece abbia contribuito il quotidiano milanese a mettere all’indice tutti quei vescovi e cardinali che nel recente Sinodo hanno osato criticare le posizioni del cardinale Kasper, bollandoli come «nemici del Papa» (basterebbe ricordare certi articoli di Massimo Franco).

Così chi non avesse letto l’articolo di Messori sarebbe portato a pensare che vi siano contenute chissà quali critiche terribili a papa Francesco, mentre il cuore del discorso è tutto un altro: partendo dalla constatazione di una «apparente contraddittorietà» di alcuni interventi del Papa che disorientano molti cattolici, Messori ricorda che il credente «sa che non si guarda a un Pontefice come a un Presidente eletto di repubblica o come a un re, erede casuale di un altro re. Certo, in conclave, quegli strumenti dello Spirito Santo che, stando alla fede, sono i cardinali elettori condividono i limiti, gli errori, magari i peccati che contrassegnano l’umanità intera. Ma capo unico e vero della Chiesa è quel Cristo onnipotente e onnisciente che sa un po’ meglio di noi quale sia la scelta migliore, quanto al suo temporaneo rappresentante terreno. Una scelta che può apparire sconcertante alla vista limitata dei contemporanei ma che poi, nella prospettiva storica, rivela le sue ragioni».

Insomma Messori – molto cattolicamente – ricorda che i papi, tutti i papi, possono essere più o meno simpatici, più o meno alla mano, più o meno chiari, ma non è per le loro qualità personali o per le loro idee in fatto di pastorale che li seguiamo. Il Papa è il vicario di Cristo, è il segno visibile dell’unità della Chiesa e non ci può essere vera appartenenza alla Chiesa senza l’unità con il Papa. Punto. Ciò non toglie la possibilità di esprimere riserve o perplessità riguardo ad alcuni comportamenti o interventi (cosa peraltro prevista anche dal Codice di Diritto Canonico), pur sempre nell’umiltà e nel rispetto che la missione di Pietro richiede.

Ma è proprio questo il vero motivo per cui assistiamo all’assalto a Messori. Certi “pasdaran” di papa Francesco infatti sono gli stessi che hanno gettato fango a palate sui suoi predecessori. Basta scorrere la lista dei firmatari della petizione, che inizia con don Paolo Farinella e poi prosegue – tanto per citarne alcuni – don Alessandro Santoro (Comunità Le Piagge di Firenze), don Luigi Ciotti, don Albino Bizzotto (Beati i Costruttori di pace), padre Alex Zanottelli, l’associazione Noi Siamo Chiesa. Insomma tutto quel bel mondo che si è sempre vantato di sparare a zero sulla Chiesa istituzionale, di fregarsene della dottrina cattolica sostituendola con la propria personale, di aver pubblicamente disprezzato i papi precedenti. Per loro il Papa è esattamente come il presidente della Repubblica, dipende se è del mio partito o di quello avversario. Basta leggere cosa dice di sé don Farinella sul blog che tiene sul sito de Il Fatto Quotidiano: «Contrasto il pontificato di Benedetto XVI che ritengo una sciagura per la Chiesa, visto che è solo capace di guardare indietro senza lasciarsi soggiogare dallo Spirito che guarda avanti sulla prospettiva del Regno di Dio».

Questi personaggi stanno cercando di prendere papa Francesco come ostaggio, lo usano contro i papi precedenti, come confessano nella stessa petizione quando affermano che papa Francesco annuncia il vangelo «ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato», come se Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fossero stati anti-conciliari. Non per niente sono gli stessi che chiedono la cancellazione delle encicliche Humanae Vitae e Familiaris Consortio. In papa Francesco vedono la possibilità di realizzare quel progetto di Chiesa “protestante” che è nei loro auspici, contano di poter usare il Papa contro la Chiesa stessa: sono i peggiori nemici di papa Francesco, e di chi desidera seguire il suo Magistero (quello vero, non quello veicolato da media interessati).

E sarebbero ridicoli se non fossero inquietanti nelle loro intenzioni: cosa vuol dire «fermare gli attacchi», ammesso e non concesso che di attacchi si tratti? Vogliono occupare la tipografia del Corriere, vogliono imporre la risoluzione del contratto di Messori? Oppure vogliono condannare al silenzio Messori e tutti quelli che lo leggono e ne condividono i giudizi? O forse è il solito metodo “colpirne uno per educarne cento”.

C’è aria di “tribunale del popolo” nella Chiesa, e purtroppo a questa atmosfera non sono estranei anche certi vescovi. E a presiederlo magari potranno chiamare il filosofo Massimo Borghesi che, pur da altra sponda ecclesiale, non ha mancato di unirsi a questo linciaggio mediatico attribuendo tra l’altro a Messori un giudizio di «inaffidabile e sconcertante» riferito al Papa: cose che lo scrittore cattolico non si è mai sognato di scrivere. Ma non importa, la menzogna è funzionale all’ideologia, alla tesi che si vuole dimostrare, e il presidente di un “tribunale del popolo” si riconosce dal fatto che sa mettere in bocca all’imputato quelle parole che ne giustifichino la condanna.

© La Nuova Bussola Quotidiana (03/01/2015)

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