Chiesa povera? Aumenterebbero anche i poveri

«Chiesa povera per i poveri»: cosa vuol dire la frase di papa Francesco che lo rese popolare fin dall’inizio e gli attirò anche le simpatie di tanti laici da sempre insofferenti alla Chiesa? Ma davvero la Chiesa dovrebbe privarsi di tutte le sue ricchezze per essere più vicina ai poveri? Le cose non stanno così.

di Rino Cammilleri

Come tutti ricorderanno, l’esordio di papa Francesco fu: «Sogno una Chiesa povera per i poveri». Qualcuno parlò di “rivoluzione” e di “nuovo stile” con entusiasmo, qualcun altro arricciò il naso e trovò che si trattava solo della prima delle uscite a braccio definite “demagogiche” se non peggio del nuovo Papa. Tuttavia, un dato di fatto è certo: il suo predecessore, parlando da perfetto teologo (e, dunque, da pontefice old style) si provocò contro una levata di scudi di docenti laicisti alla Sapienza di Roma e, col famoso (e impeccabile) discorso di Ratisbona, alcuni pogrom islamisti anticristiani.

Quanto sia, invece, popolare Francesco, anche tra i laicisti più incalliti, è sotto gli occhi di tutti. Francesco ha fatto breccia perfino a Repubblica, il che è tutto dire, con un divieto tacito di criticare il Papa che percorre l’intero schieramento mondano. E vedrete che, prima o poi, quelli della Sapienza che hanno chiuso la porta in faccia a Benedetto XVI inviteranno con applausi Francesco. Questo, tuttavia, non cambia il progetto di quanti, per puro odio ideologico, sognano di cancellare la Chiesa cattolica dalla faccia della terra. Solo che, adesso, l’”effetto Francesco” li costringe a operare sottotraccia. Una delle loro ultime trovate, come ha dettagliato qui Introvigne, è tirar fuori in sede europea la questione dell’Imu per rovinare economicamente il nemico storico. Non torneremo sull’argomento, bensì diremo qualcosa su un odio che, quando porta scientemente al suicidio, va al di là dell’ideologia ed è per forza di natura soprannaturale.

Ricordate la storiella di quello che si evirò per fare un dispetto alla moglie? O, per restare più terra terra, rammentiamo quel che diceva l’economista Carlo Cipolla: uno che procura un danno a se stesso ma un vantaggio agli altri è un eroe; uno che procura un vantaggio a se stesso ma un danno agli altri è un bandito; uno che procura un vantaggio a se e agli altri è un benemerito; uno che procura un danno a sé e agli altri è un imbecille. Se poi lo fa apposta, allora per lui ci vuole l’esorcista.

Tornando alla frase di esordio di Bergoglio, che vuol dire, nei fatti, «Chiesa povera per i poveri»? É uno sha-la-la piangi con me, come cantavano i Rokes? Che aiuto può dare al povero uno più povero di lui? Parafrasando il Vangelo, due ciechi finiscono in un fosso e due poveri muoiono di fame. È chiaro che il Papa intendeva “vicinanza” ai poveri (tra i quali ci sono anche gli impoveriti spiritualmente, che sono anche di più) e, perciò, aiuto concreto. Ora, mettiamo pure da parte l’aspetto spirituale, che poi è anche l’unico motivo per cui la Chiesa fa quel che fa. E proviamo a immaginare che il sogno di certuni si realizzi e la Chiesa sparisca. Chi dovrebbe gestire, sfamare, recuperare, accogliere l’enorme massa di poveri, clochard, tossici, drop-out ed emarginati che lo Stato si ritroverebbe sulle spalle? I cattolici lo fanno gratis et amore Dei. Lo Stato non avrebbe le risorse, né per stipendiare chi dovrebbe farlo né i milioni di poliziotti necessari a reprimere le rivolte continue che ne scaturirebbero.

Sul risparmio che lo Stato realizza grazie all’esistenza delle scuole cattoliche questo quotidiano si è più volte espresso ed è inutile tornarci sopra. Il turismo: senza la Chiesa, e le chiese, crediamo davvero che gli stranieri calerebbero in massa per ammirare i grattacieli delle banche o i palazzi delle prefetture? Senza l’arte dei secoli cristiani, quanti accorrerebbero da ogni dove per visitare i musei con le opere di Cattelan? Senza il Papa a Roma, senza le grandi cerimonie di canonizzazione, senza le udienze, i pellegrinaggi ai grandi santuari italiani, senza la Cappella Sistina e i Musei Vaticani, quanto diminuirebbe il flusso turistico, voce fondamentale (e tra breve anche la sola) dell’economia italiana? E se preti e clero sparissero, chi si occuperebbe di manutenere in efficienza tutta questa roba? Lo Stato? Ma se non è nemmeno capace di manutenere la sola Pompei!

Insomma, non facciamola tanto lunga: la Chiesa dà allo Stato italiano molto – molto! – più di quel che riceve con l’8 per mille. E, nel servizio che offre, nessuno è in grado di sostituirla. Dovesse pensarci lo Stato, per prima cosa dovrebbe abolire i finanziamenti eterni e milionari a Radio Radicale, perché già adesso non c’è più trippa per gatti, figurarsi se sparisse la Chiesa. Ecco perché chi sogna la rovina economica di quest’ultima non fa che preparare la sua (e poi quella altrui). Per quanto riguarda i beaux gestes, li si può certo fare, giusto per mostrare buona volontà, come quando il beato Paolo VI vendette la tiara pontificia.

Il ricavato andò ai poveri e l’oggetto in un museo di Washington. Risultato (concreto): i poveri mangiarono un giorno. E l’indomani riebbero fame. La tiara, prima visibile gratuitamente a tutti, ora se vuoi vederla devi prendere l’aereo e pagare l’ingresso al museo. Ma chi odia Cristo e i suoi a prescindere si comporta come l’ultimo elencato da Carlo Cipolla. L’indefesso impegno per amare Cristo produce i Santi, che fanno il bene di se stessi e degli altri. L’indefesso e insonne impegno per odiarLo è un boomerang. Non è l’amore a essere cieco, è l’odio.

© LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA (21/12/2014)

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