Un papa eretico? Ulteriori approfondimenti.

Continuiamo l’opera di approfondimento teologico su un tema discusso serenamente nei secoli da molti teologi cattolici di grande fama e di indubbia dottrina, quello della possibilità di un papa eretico.

Come abbiamo visto [qui] [qui], secondo Bellarmino, Suarez e Palmieri, non è una eventualità del tutto assurda. Interessante notare che questi teologi, essendo tutti appartenenti alla Compagnia di Gesù, erano tutti legati in modo particolare al papa con un voto specifico.

San Roberto Bellarmino, vescovo e Dottore della Chiesa
San Roberto Bellarmino, vescovo e Dottore della Chiesa

Tuttavia non hanno ritenuto affatto sconveniente, né tanto meno offensivo, speculare su tale possibilità. In più, per quanto riguarda specificatamente il Bellarmino, la Chiesa oltre ad averne canonizzato la vita e le virtù, ne ha canonizzato anche la dottrina, proclamandolo Dottore della Chiesa.

Lasciamo dunque la parola al Santo Dottore che nel suo trattato De Romano Pontefice scrive:

«Il papa eretico manifesto per sé cessa di esser papa e capo [della Chiesa], come per sé cessa di essere cristiano e membro del corpo della Chiesa. Perciò, può esser giudicato e punito dalla Chiesa. Questa è la sentenza di tutti gli antichi Padri, i quali insegnano che gli eretici manifesti perdono seduta stante ogni giurisdizione. Questa è la sentenza precisamente di Cipriano, libro 4, lettera 2, dove così parla di Novaziano, che fu papa nello scisma contemporaneamente a Cornelio: “Non potrebbe mantenere l’episcopato – dice – e, se è stato eletto primo vescovo, si separerebbe dal corpo degli altri vescovi e dall’unità della Chiesa”. Nel contesto, qui si vuole dire che Novaziano, benché fosse vero e legittimo Papa, tuttavia sarebbe decaduto immediatamente dal pontificato se si fosse separato dalla Chiesa. La stessa sentenza è insegnata da uomini dottissimi contemporanei, come Giovanni Driedonis, secondo cui si separano dalla Chiesa solo quelli che sono stati espulsi, o perché scomunicati, o in quanto per se stessi si distaccano o combattono la Chiesa, come gli eretici e gli scismatici. Dice, inoltre, che in coloro che si sono separati dalla Chiesa non rimane alcuna potestà spirituale su coloro che appartengono alla Chiesa.  Anche Melchor Cano insegna che gli eretici non sono parte della Chiesa, né membra, e che non si può immaginare neppure con il pensiero, che uno sia papa e non sia membro, né parte della Chiesa. Dice, inoltre, che gli eretici occulti sono ancora parti e membra della Chiesa, ed anche il Papa eretico occulto, ancora sarebbe papa. […] Si tratta, tuttavia, di una unione solo esterna, non di animo» (De Romano Pontefice, libro II, cap. 30 in: Opera Omnia, vol. I, Napoli 1856, p. 420).

Tu es Petrus

E più oltre a riguardo dell’infallibilità papale, totalmente in linea con la Pastor Æternus*, specifica che:

«Tutti i cattolici convengono che:

  1. Il Pontefice, anche in quanto Pontefice, anche con l’insieme dei suoi consiglieri, o con un Concilio Generale, può errare in controversie particolari di fatto, le quali dipendono principalmente dall’informazione e dalla testimonianza degli uomini.
  2. Può sbagliare come dottore privato anche in questioni universali di diritto, sia di fede, sia di morale, e questo a causa dell’ignoranza, come accade a volte agli altri dottori.
  3. Il Pontefice, assieme a un Concilio Generale, non può errare nello stabilire decreti che riguardano la fede, o precetti generali di morale.
  4. Il Pontefice da solo, o con il suo particolare consiglio, nello stabilire qualcosa in materia dubbia, sia che possa errare, sia non, deve esser ascoltato con obbedienza da tutti i fedeli».
    (De Romano Pontefice, libro IV, cap. 2 in: Opera Omnia, vol. I, Napoli 1856, p. 477).

Ci permettiamo di trarre alcune evidenti conclusioni:

  • Una certa “papolatria” che pretende estendere l’infallibilità papale anche a questioni particolari di fatto, semplicemente non è cattolica.
  • L’infallibilità riveste la funzione, non la persona specifica che (come dottore privato) può avere opinioni erronee anche in materia di fede e di morale. Non è assurdo dunque distinguere quando la persona si esprime in quanto Sommo Pontefice o in quanto Vescovo. Non sembra essere la stessa cosa.
  • Quando la materia non è dubbia, vale il principio espresso dallo stesso san Pietro in persona: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5, 29).

*Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I con cui si stabilisce il dogma dell’infallibilità papale.

© La Fede dei nostri Padri (25 novembre 2014)

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