Bianchi cardinale, imperdonabile

Non si può insegnare al Papa che fare, ma cosa non fare sì, si può.

di Giuliano Ferrara

Enzo Bianchi è un monaco laico, nel senso che non ha la tonsura o consacrazione, e raduna a Bose nel Canavese una comunità di grande successo, anche mondano, e, non oseremmo negarlo, ripiena dei doni di spiritualità e di cultura che molti intellettuali le invidiano. Ora si dice che lo vogliano creare cardinale, prerogativa che spetta al Papa. Il lavoro della comunità e del suo priore batte sempre sullo stesso tasto: amore e misericordia fanno la differenza cristiana, e tutto va ad essi subordinato.

Enzo Bianchi con Papa Francesco.
Enzo Bianchi con Papa Francesco.

Abbeverato nei testi della spiritualità orientale, critico degli approdi occidentalisti della chiesa latina e romana, insofferente della critica al relativismo etico e ad altri relativismi, il priore would be cardinale è una specie di cardinal Martini in piccolo, fa della bibliocritica, esercitata con indubbia competenza, un’arma virale contro ogni carità veritativa e ogni compassionevole ma attento criterio di giustizia. Scrive dovunque sui giornali di tendenza episcopale o laica, da Avvenire a Repubblica alla Stampa di Torino, e moltiplica opuscoli, libri eruditi, edizioni critiche di testi importanti, incantando martinianamente un giro vasto e sofisticato di intellettuali, critici, storici e filosofi, per non dire dei teologi, tutti contraddistinti da un compassato e reverente rispetto per le esigenze del mondo filtrate alla meglio nelle parole del vangelo e nella cultura cristiana, a patto che non sussistano impropri richiami alla tradizione cattolico-romana. Ecco, il priore di Bose sarebbe un perfetto condirettore della Libreria editrice vaticana, un magnifico (forse lo è) consulente del segretariato per i non cristiani, ma cardinale di curia questo no, sarebbe imperdonabile, parlando con rispetto e pronti all’obbedienza in caso di decisione contraria a codesto avviso.

A noi laiconi laiconi, che soffriamo però di devozione, la Chiesa cattolica piace perché è sovrana, indipendente dal pensiero secolare e dai suoi riflessi tra il sociologico e il filosofico e lo spirituale, che la bella e grave faccia di Enzo Bianchi rispecchia e rifrange anche in mille performance televisive. Balthasar, De Lubac, Journet, Sgreccia e molti altri sono stati cardinali – diciamo così – avventizi, ma nel ruolo. Questo sarebbe fuori ruolo.

© FOGLIO QUOTIDIANO (5 novembre 2014)

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