Silvio, questo matrimonio (gay) non s’ha da fare

Caro presidente Berlusconi, ma davvero crede che una legge sulle unioni gay sia compatibile con la difesa della famiglia naturale e i valori di Forza Italia? L’ex Cavaliere propone una legge sul modello tedesco, ma forse non è del tutto consapevole che ciò significa dare il via libera al matrimonio omosessuale. Eppure la base è decisamente contraria. Una lettera aperta a Berlusconi e qualche consiglio per evitare di consegnare il partito a Luxuria.

La base azzurra infuriata: Berlusconi non ti voto più

di Luigi Santambrogio

Berlusconi_Come_SchettinoNiente da fare, inutile evocare lo spettro degli “utili idioti” ridotti a fare da scendiletto ai gay boy della gioiosa ditta Renzi & Scalfarotto. Oppure, ricordare, in un ultimo tentativo da mission impossible, come fa il fuoriuscito Alfano, i valori non negoziabili del centrodestra nato dal predellino berlusconiano. Fiato e sforzi sprecati con questa nuova versione del Berlusconi arcobaleno che al danno aggiunge anche la beffa. Senza vergogna, l’ex Cavaliere dichiara che la legge sui matrimoni gay (che il Dipartimento dei diritti affidato a Mara Carfagna, sta preparando) va benissimo a braccetto con la difesa della famiglia tradizionale.

Uno scherzetto di cattivo gusto, soprattutto se a fare da improbabile testimonial c’è l’impresentabile coppia Pascale-Luxuria, alla quale l’irriconoscibile Silvio ha lasciato in questi mesi assoluta libertà di manovra. Dice Berlusconi, forse per darsi un tono e giustificare una svolta che sta spaccando il già diviso partito: «Ho voluto solo ricordare che in molti Paesi europei, dalla Germania alla Gran Bretagna, i partiti conservatori hanno saputo affrontare con serietà la questione delle unioni civili senza abdicare ai loro valori della famiglia». Beh, se questo è il criterio, se sulle grandi questioni etiche Silvio guarda all’esempio europeo c’è poco da stare allegri. Menziona nazioni dove, oltre alle nozze omosex, vanno pure forte l’eutanasia e l’eliminazione eugenetica di bambini e handicappati.

«Qualcuno può pensare che il sottoscritto, dopo una vita di successi, volesse terminare la sua avventura politica con una sconfitta?», ha dichiarato ai giornali l’ex Cavalieri, annunciando il ritorno “anticipato” dai servizi sociali. Beh, a dare retta ai sondaggi, ma soprattutto alle proteste della base di Forza Italia, il rischio di una dèbacle è molto alto. Lo abbiamo scritto la scorsa settimana citando un sondaggio compiuto dall’Istituto di ricerche di Nando Pagnoncelli. E cioè: i più convinti oppositori al matrimonio omosessuale sono gli elettori di Forza Italia con un 48 per cento di contrari a prescindere, il 41% dice no alle nozze gay e sì alle unioni civili, mentre solo un pugno di forzaitalioti, il 16 per cento, è decisamente favorevole al mariage a senso unico e alla sua immediata registrazione municipale.

Dunque, alla maggioranza del partito non va proprio giù di avvallare una scelta che fa a pugni con la tradizione del centrodestra. E in questi giorni questa base sta facendo sentire la propria rabbia sul sito Forzasilvio.it, il social network degli iscritti a Forza Italia: centinaia di post per criticare senza mezzi termini l’apertura ai matrimoni gay e lo ius soli per i figli degli immigrati. Giovanna dice: «Ero una fedelissima, ma con questa posizione Fi ha perso il mio voto». Giulio ne fa un problema di opportunità e priorità. «Presidente», si rivolge a Berlusconi, «ma le sembra questo il momento di parlare di unioni civili e ius soli, quando gli italiani non arrivano a fine mese?». Nicola saluta e se ne va: «Il nostro voto questa volta sarà per Matteo Salvini, persona molto intelligente». Per una volta, scrive il quotidiano Libero che in questi giorni consulta il sito e ne registra gli umori, «il Cavaliere non si è attenuto ai suoi schemi. Era solito compulsare l’umore dell’elettorato prima di prendere decisioni politiche. In questo caso, Silvio ha fatto il contrario. Ha annunciato le novità e il giorno dopo ha aperto un focus group per sapere la sua gente cosa ne pensasse. E si è preso una bordata di fischi». Berlusconi ha cercato di arginare la piena del malcontento con il messaggio ai militanti lanciando la sgangherata tesi difesa delle unioni gay e famiglia tradizionale possono stare insieme.

Ma a chi la racconti? Gli iscritti non l’hanno bevuta e la protesta non s’è fermata, anzi. Giorgio scrive «Non avrete più il mio voto». Bice invita gli azzurri a darsi un ordine di priorità: «Sosteniamo la famiglia tradizionale con aiuti, incentivi, asili come nel resto d’Europa e poi potremo pensare ai diritti civili alle coppie di fatto…». Sarcastico e rassegnato Nino: «Lei, Silvio, pensa proprio che Dudù e Luxuria le facciano guadagnare dei voti? Sogni d’oro allora…». Lidia Nobili, capogruppo Pdl a Rieti scrive che non «è assolutamente d’accordo sulle unioni civili e sul ius soli , sono capogruppo al comune di Rieti e queste sono proposte della attuale giunta di sinistra e il sindaco di Sel. Non dobbiamo scimmiottare la sinistra». Vittorio Menghini se la prende invece con Francesca Pascale, la fidanzata di Silvio: «Ho sempre saputo “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. La tua compagna, caro presidente, è una paladina del matrimonio e adozioni gay e della cittadinanza agli immigrati. Non è un caso che si cambi posizione. É evidente che non si può gabellare tutto ciò per una scelta liberale. Sono cavalli di troia che portano a obiettivi dell’ultra sinistra. Pensa a quello che fai e che dici». Marino Marceddu, che fu sindaco a Gairo, paesino dell’Ogliastra, in Sardegna, è amareggiato: «Non mi riconosco più in Forza Italia. Non bisogna adattarsi al cambiamento sociale se degenerativo, ma opporsi senza scendere a compromessi con i Luxuria o i Renzi». E Franco, pur dicendosi contrario a ogni discriminazione, ricorda però che «i gay a casa loro possono fare ciò che vogliono. Non ammetto di spendere in qualsiasi modo soldi pubblici per affetti, amori, bisogni priva. Desidero che siano spesi soldi pubblici per la famiglia intesa come naturale perpetrazione della specie umana».

Antonio non lascia dubbi su dove andrà il suo voto alle prossime elezioni: «Caro presidente, tu hai sempre avuto il mio appoggio elettorale e anche morale in certe circostanze ora se appoggi questa norma sui gay non avrai più nulla da me». In merito, poi, al fatto che così fan tutti in Europa, Gabriella è perentoria: «non sono d’accordo. La vita è cambiata ma se cambia in peggio perché adeguarsi al peggio? Non sono bigotta, sono sposata ma solo civilmente anche se credo nella religione cattolica. Ci si sposa per vivere insieme per stare insieme e per avere figli non solo per fare sesso, e per questo ci vogliono un uomo e una donna sposati o conviventi». Infine, Angelo ricorda a Berlusconi quel che dice l’articolo 29 della Costituzione: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare».

Il blog di Forzasilvio prosegue per altre venti pagine, con interventi che non si distaccano molto da questi citati; ci sono anche quelli che si dicono d’accordo ma sono davvero una esigua minoranza. Insomma, in presa diretta la base di Forza Italia non condivide affatto la svolta “gay friendly” dell’ex Cavaliere. Anche dopo la lettera di “chiarimento” che, come si vede, non ha chiarito un bel niente, ma, soprattutto, non ha convinto amministratori, iscritti o semplici simpatizzanti che questa sia la strada giusta che il centrodestra deve percorrere per riconquistare la guida del Paese. Militanti ancora pronti a tutto, ma non a svendere l’anima per un pugno di voti. Chissà se Berlusconi, dopo aver chiesto il loro parere, sarà pure disposto ad ascoltarli? Da come si stanno mettendo le cose, pare proprio di no.

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Berlusconi scrive, Introvigne risponde

di Massimo Introvigne

150715-thumb-full-dudubigCaro Presidente,

anch’io come molti italiani ho ricevuto ieri una Sua mail dove dopo un cordiale saluto mi scrive: «Voglio chiarirti le tante inesattezze riportate sulle mie intenzioni e sulle proprietà di Forza Italia». Ci siamo incontrati personalmente solo un paio di volte e non sapevo ci dessimo del tu, ma visto che si tratta di una mail standard e dà del tu a tutti gli italiani non starò a sottilizzare. Come non sottilizzo né ironizzo sul riferimento alle «proprietà di Forza Italia». Immagino che chi ha scritto la mail per Lei volesse parlare delle posizioni politiche di Forza Italia e non delle proprietà del partito: meno che meno delle Sue personali, di cui sappiamo fin troppo grazie a giornalisti e giudici maliziosi.

Trascuro i Suoi riferimenti all’immigrazione e alla vigorosa opposizione che Lei starebbe conducendo alle politiche del governo Renzi, «che non affronta i problemi» e «riversa centinaia di migliaia di clandestini sulle nostre coste». Per essere equanimi, i clandestini si riversano sulle nostre coste per colpe di molti, che vanno da chi non si oppose all’improvvida guerra voluta da Sarkozy e da Obama contro Gheddafi in Libia – Lei più di tutti aveva le informazioni e gli strumenti per opporsi, ma è vero che qualcuno provvide a «distrarLa» con l’incriminazione per il caso Ruby proprio in quei giorni – fino all’Unione Europea, ma certo c’entra anche il governo Renzi. È strano che della sua opposizione così vigorosa Renzi non sembri accorgersi, ma forse anche lui si è distratto.

Le confesso che mi sta più a cuore la posizione Sua e del Suo partito sulle unioni fra persone dello stesso sesso. Lei ci scrive che «la politica ha troppo spesso girato la testa da un’altra parte, ma Forza Italia dev’essere un movimento coraggioso che non ha paura di affrontare temi come le unioni civili, cui in molti Paesi come Germania e Gran Bretagna, i partiti conservatori hanno guardato con serietà». Può darsi che molti destinatari del Suo mailing di massa conoscano poco le vicende inglesi e tedesche. I lettori della nostra testata Le conoscono un po’ meglio. Tra i conservatori inglesi si annoverano alcuni dei più fanatici promotori su scala europea del «matrimonio» omosessuale, che – caduta la foglia di fico del nome «civil union» – in Inghilterra si chiama così dal 2013. Lei vuole seguire il loro esempio? Quanto ai cristiano-democratici tedeschi, hanno subito più che promosso le «partnership di vita» tra omosessuali, ma i paletti che pensavano di aver messo sono stati in gran parte travolti dai giudici. Lei che conosce così bene i giudici non pensa che succederebbe lo stesso anche in Italia?

Mi rassicura leggere, financo in grassetto, che «la famiglia tradizionale resta alla base della nostra società e dei nostri valori. Niente potrà sostituirla». Nonostante la Sua fidanzata e Luxuria, Lei non vuole ancora «sostituire» la famiglia tradizionale con le unioni omosessuali. Meno male. Tuttavia per lasciarla alla base della nostra società non basta dirlo. Papa Francesco, che Lei non ha tempo di seguire sempre e che qualche volta i Suoi frettolosi collaboratori Le fanno citare a sproposito, ha detto il 25 ottobre che «c’è una crisi della famiglia, crisi perché la bastonano da tutte le parti e la lasciano molto ferita», e che le ferite derivano dal fatto che oggi sono proposte «nuove forme, totalmente distruttive e limitative della grandezza dell’amore del matrimonio». Ogni tanto Lei afferma di stare con «i vescovi», ma il presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, continua ad affermare che «la famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dell’ordinamento».

Proponendo una «legge sulle unioni civili ben fatta», Lei scrive che «ragionare di allargare i diritti ad altre persone non può essere vissuto come qualcosa di sconveniente o come l’allontanarsi dai nostri principi». Tutto questo sarebbe molto vago, se non fosse che Lei ha precisato in più di una pubblica intervista che Le va bene il «modello tedesco» proposto da Renzi. Se questo giornale figura in qualche Sua rassegna stampa, saprà che noi non corrispondiamo allo stereotipo degli «omofobi» trinariciuti. Ricordiamo sempre il «Catechismo della Chiesa Cattolica», che invita ad accogliere le persone omosessuali «con rispetto, compassione e delicatezza», senza giudicare le persone in quanto persone, come ci ricorda Papa Francesco. Lo stesso Pontefice ha spesso distinto fra il dovere di non giudicare le persone e quello, non meno grave, di giudicare le leggi compiendo il proprio dovere di buoni cittadini.

Non siamo tra quelli che vogliono impedire agli omosessuali di visitare il loro convivente in carcere o in ospedale o di subentrare nel contratto di affitto quando il loro convivente muore. Questi diritti in Italia ci sono già. Elencarli, risolvendo piccoli problemi che qua è là ancora rimanessero, in una carta dei diritti e doveri dei conviventi, uno statuto o un testo unico non sarebbe in effetti «qualcosa di sconveniente». Se parlando di «unioni civili» Lei avesse in mente un bel testo unico riassuntivo dei diritti e doveri individuali che derivano da ogni convivenza, userebbe un’espressione giuridicamente discutibile e politicamente pericolosa – perché «unioni civili» all’estero significa un’altra cosa -, ma la proposta non sarebbe «sconveniente».

Però le unioni civili «alla tedesca» che vuole Renzi, e che Lei dice di appoggiare, non sono questo. Sono uguali al matrimonio, tranne che per due aspetti. Primo: non si chiamano matrimonio. Le parole sono importanti ma non bastano. I suoi colleghi inglesi, al cui esempio si propone d’ispirarsi, dopo qualche anno si sono resi conto che chiamare «unione civile» qualcosa che era identico al matrimonio era ipocrita, e ora le chiamano «matrimoni». Per citare ancora Papa Francesco, le famiglie bastonate trarranno scarso sollievo da una riforma linguistica che chiami le bastonate «carezze». La sostanza non cambia.

Seconda differenza: all’inizio le unioni civili tedesche avevano limiti molto restrittivi alle adozioni. Lei ci dice che si batterà perché la legge di Renzi «rispetti i diritti dei bambini». In teoria, dichiara di volerli rispettare anche Renzi, adottando il testo originario della legge tedesca. Però sia Lei sia Renzi sapete benissimo com’è andata a finire in Germania. Una volta creato un simil-matrimonio è intervenuta la Corte Costituzionale che, in nome del principio di uguaglianza, ha allargato continuamente l’area delle adozioni e ancora la sta allargando. Se le unioni civili fra omosessuali sono uguali al matrimonio tranne che nel nome, perché mai non dovrebbero avere accesso all’adozione dei bambini? Lo so anch’io che ci sarebbero delle risposte, ma ho imparato da Lei negli anni a non fidarmi della Corte Costituzionale. Quella tedesca è un po’ meno politicizzata della nostra. Lei crede che i nostri giudici costituzionali, sollecitati dalle lobby Lgbt e dalla stampa, non si comporterebbero come quelli tedeschi?

Sono idee mie, obiezioni capziose di oppositori dei diritti degli omosessuali? Ma no, lo dice chi si occupa di omosessuali per conto di Renzi, il sottosegretario Ivan Scalfarotto, il quale intervistato da Repubblica lo scorso 16 ottobre, ha dichiarato: «L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik». Pensi che qualche commentatore malizioso ha persino insinuato che per «questione di realpolitik» Scalfarotto intendesse la possibilità per Lei e per Forza Italia di votare le unioni civili senza perdere troppi voti.

Il Suo ultimo commento è tecnicamente stupefacente. Lei ci scrive che «se la società cambia deve cambiare anche la politica», e lascia intendere che si deve tenere conto del parere della maggioranza degli italiani. Lei mi insegna che i sondaggi si manipolano abbastanza facilmente, ma ammettiamo per un attimo che la maggioranza degli italiani sia in favore delle unioni omosessuali. Dobbiamo seguire la maggioranza? Non sempre, e non senza accertarci che abbia capito la domanda e il problema. Forse riesco a spiegarmi meglio con un esempio. Per una coincidenza stranissima – ma che fa piacere a chi, come me, ritiene che Lei sia stato oggetto di una lunga persecuzione giudiziaria dettata in gran parte da motivi politici – ogni volta che Lei si schiera in favore dei diritti, veri o presunti, degli omosessuali le Sue vicende giudiziarie conoscono qualche sviluppo positivo: una volta La assolvono, un’altra Le riducono la durata dei servizi sociali per buona condotta. Provvedimenti meritati, ci mancherebbe altro, e senza dubbio si tratta solo di coincidenze. Però non la pensano così i lettori di Repubblica e del Fatto. Ogni volta questi giornali sfornano un sondaggio da cui risulta che “la maggioranza” vorrebbe che Lei andasse in prigione e ci rimanesse il più a lungo possibile. Anche in questo caso si dovrebbe seguire l’opinione della maggioranza?

Ci pensi, Presidente. Parafrasando Nanni Moretti, su questi temi dica qualcosa di centro-destra e di diverso da Renzi. I Suoi elettori gliene saranno grati. Nel frattempo, un caro saluto a Lei, alle Sue numerose famiglie – anche se noi preferiamo le famiglie numerose – e naturalmente anche al cane Dudù.

FONTE: lanuovabq.it (27/10/2014)