Gotterdammerung di teologi al Sinodo

Al Sinodo emerge chiaramente che i “pastori” sono contrari al cambiamento pastorale proposto dai teologi rahneriani.

MARCO TOSATTI

Sbaglierebbe chi volesse leggere ciò che è accaduto ieri al Sinodo come una fronda di cardinali conservatori di Curia contro i progressisti vicini al popolo portatori di tesi innovative. Sono stati i vescovi presenti al Sinodo, quelli che hanno la cura delle diocesi, e lavorano con e sulla gente, quelli che devono tradurre in opere pastorali concrete e lavoro quotidiano Disceptationes e Relationes a sconvolgere i giochi previsti. A farne le spese sono stati soprattutto i teologi in auge; in primo luogo l’arcivescovo Bruno Forte, autore di larga parte della famosa relazione di mezzo cammino, finita nel trinciapolli degli emendamenti e dei commenti dei Circuli Minores, le Commissioni. E soprattutto autore – identificato come tale, in pubblico dal card. Erdo delle discusse frasi sull’omosessualità. Che fra l’altro se non sbaglio, non hanno trovato appoggio in nessuna delle Commissioni.

Il card. Kasper durante il concistoro straordinario dello scorso febbraio.E poi, naturalmente, il card. Kasper. Che purtroppo per lui è incorso in una duplice disavventura. Ha rilasciato un’intervista al collega Edward Pentin, in cui si è lasciato sfuggire espressioni non riguardose verso i vescovi africani (se le avesse pronunciate qualcun altro di sicuro le accuse di razzismo si sarebbero sprecate). L’intervista pubblicata sull’agenzia Zenit, è stata prontamente ritirata. Ma il collega Edward Pentin, di cui conosciamo la professionalità, l’ha confermata, e soprattutto ha messo a disposizione la registrazione dell’intervista stessa, procurando al teologo preferito di papa Francesco una seconda brutta figura. Fra l’altro, Pentin, come dichiara, non era solo a parlare con Kasper, ma era accompagnato da due altri colleghi, uno francese e uno inglese che hanno fatto loro domande, incorporate nell’intervista. Come si fa a smentire in un caso del genere? In Piemonte, se non mi ricordo male, si dice: restiamo ai primi danni….

© La Stampa (17/10/2014)

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