Prassi, dottrina, pastorale: Kasper perde pazienza e Grillo frinisce

BY SIMON DE CYRÈNE on 12 MARZO 2014

Il Card. Kasper non ne può più e perde pazienza, messo alle strette davanti la dimostrazione fattagli da vari teologi, non ultimo Juan José Perez Soba, professore alla Lateranense e teologo del futuro San Giovanni Paolo II, il quale ha sottolineato che il ragionamento del Cardinale si basava sul “grande bluff” della tesi di Cereti già denunziato dal grande patrologo gesuita Crouzel e su tesi ritrattate in loro tempo da chi le aveva enunciate. Soba mostra in modo chiarissimo che il cardinale ha completamente cortocircuitato la nozione di “vincolo” nella sua relazione.

Kasper è incavolato e, come ben sottolinea Magister, passa ormai alle minacce non tanto velate verso Papa Francesco, come già fece Mariadaga verso il Card. Müller: «Ma se ripetessimo soltanto le risposte che presumibilmente sono state già da sempre date, ciò porterebbe a una pessima delusione. Quali testimoni della speranza non possiamo lasciarci guidare da un’ermeneutica della paura. Sono necessari coraggio e soprattutto franchezza (parrēsìa) biblica. Se non lo vogliamo, piuttosto allora non dovremmo tenere alcun sinodo sul nostro tema, perché in tal caso la situazione successiva sarebbe peggiore della precedente”».

In altre parole, il Cardinale minaccia di scisma: la Chiesa oggi avrebbe un’ermeneutica della paura, addirittura, e se non ci sipiegasse alla dubbia teologia del cardinale e alle sue infauste conseguenze, allora il futuro della Chiesa sarebbe peggio di prima: attento Papa Francesco!

In un’intervista apparsa su Radio Vaticana, il Nostro, sempre più inconsistente, fa appello a Sant’Alfoso di Liguori e a San Tommaso di Aquino : “Io propongo una via al di là del rigorismo e del lassismo: è ovvio che la Chiesa non si può adottare soltanto allo “statu quo”, ma non di meno dobbiamo trovare una via di mezzo che era la via della morale tradizionale della Chiesa. Ricordo soprattutto Sant’Alfonso de’ Liguori, che voleva questa via tra i due estremi, e questa è quella che dobbiamo trovare anche oggi; è anche la via di San Tommaso d’Aquino nella sua “Summa Theologica”: quindi, mi trovo in buona compagnia, con la mia proposta. Non è contro la morale, non è contro la dottrina ma piuttosto a favore di un’applicazione realistica della dottrina alla situazione attuale della grande maggioranza degli uomini, e per contribuire alla felicità delle persone.

Sarà l’età ma lo stato di confusione aumenta presso il nostro caro Cardinale: la via mediana è quella che definisce le virtù di un individuo o di una società, cioè le buone abitudini che allontanano dai vizi che sono situazioni peccaminose abituali. Una virtù è come una montagna tra due valli: essere pavido ed essere temerario sono due vizi, ma essere coraggioso è nell’evitarli tutti e due.

La via di mezzo della Chiesa non è tra comportamento morale ed immorale, Sig. Cardinale!

Non è dire che tra condannare adulterio e “laisser aller” morale ci sia la via di mezzo: benedire l’adulterio.

La virtù non è trovarsi a mezza via tra vizio e … virtù.

Torni a studiare ,caro Cardinale: Lei qui mostra solida disonestà intellettuale, non esito a dirlo.

Come anche citare San Tommaso per il quale le nozioni di vizi e virtù erano chiarissimi e per il quale la nozione di epicheia entrava nell’ordine del giudizio morale pratico e non in quello della dottrina morale chiaramente ordinata intorno a valori oggettivi e ordinati secondo la loro importanza. Ovviamente, se il Cardinale “dimentica” la nozione di vincolo, “dimentica” la nozione di Chiesa domestica, “dimentica” che il matrimonio è immagine del Dono di Cristo alla Chiesa, “dimentica” che è icona della Santa Eucarestia, allora possiamo fare e dire quel che si vuole, come d’altronde fanno le società laicarde con il matrimonio, le quali “dimenticano” addirittura che il matrimonio è tra uomo e donna.

Il Cardinale ci sta annegando in un mare di parole, come anche fa il Prof. A. Grillo su due posts apparsi sul blog di M. Augé ma parole sconnesse dal reale, anzi secondo la tesi costruttivista di quest’ultimo, parole che creano il reale non che vi si sottomettono: costruttivismo che è il sottofondo filosofico delle teorie del genere tra l’altro, dove si viene a negare la realtà riducendola ad un costrutto linguistico.

Il fondo del problema è forse questo: confondere prassi con dottrina e prassi con pastorale. C’è la prassi pastorale, ma questa non è Pastorale. Come c’è una prassi sperimentale, ma questa non è esperimento: le prassi rilevano del discorso e quindi della linguistica. Ma l’esperimento, in quanto fenomeno sperimentato dall’osservatore, è qualcosa di unico ed irripetibile. La Pastorale è l’incontro effettivo tra l’uomo e la Chiesa di Cristo: è un’esperienza unica, irriducibile a discorsi, a dottrine, a prassi pastorali. La Pastorale è Etica, è cammino di felicità per l’essere umano. E l’annuncio di Cristo sul Matrimonio è un incontro con Lui in questa realtà umana: questo Incontro trascende i discorsetti dissolventi di Grillo e di Kasper. Non c’è via di mezzo nella constatazione di un fatto sperimentale: sia che il fenomeno abbia avuto luogo , oppure no. Così anche nel Matrimonio: sia l’incontro con Cristo ha avuto luogo oppure no e se ha avuto luogo è unico ed irripetibile cioè per sempre, perché tale è natura di Dio.

L’approccio di un Grillo e di un Kasper hanno come sottofondo un’ipotesi costruttivista che affonda le sue radici lontani nel marxismo e nel hegelismo: credere che il mondo sia ridotto a idea e/o a prassi. Kasper crede che cambiando la dottrina sul matrimonio cambierà la prassi e Grillo che cambiando la prassi cambierà la dottrina e tutti e due credono che cambieranno la natura del mondo, la natura di Dio, la natura di Cristo.

Eppure c’è qualcosa che è aldilà della dottrina e della prassi, ambo costruzioni umanissime: c’è il Reale. Ed il Reale lo si vive, lo si sperimenta nella propria carne e nel proprio spirito: le teorie del genere si rompono la faccia contro il Reale, ogni giorno, come il marxismo si è rotto la faccia contro la Storia stessa che sperava di dirigere. Tutte le più strambe dottrine della Chiesa e tutte le più stolte prassi pastorali si rompono e si romperanno sempre la faccia contro la Pastorale, il Regno di Dio tra di noi.

Le teorie di Kasper ed accoliti si rompono la faccia contro il fatto che il Santo Matrimonio è sacramento del Dono di Cristo alla Chiesa e, pertanto, imperituro.

© PELLEGRINI NELLA VERITA’

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