Un tempo si sceglieva il martirio. Oggi il tradimento… però con tanto “dialogo”

Ora che il Moloch omosessualista, in un grandioso disegno egemonico (omosex über alles) mette le mani anche sui bambini, con la complicità degli imbelli governi occidentali, i rappresentanti della nuova civiltà cattolica in liquidazione fallimentare si adeguano, appesi come amebe ai propri filamenti lattiginosi.

di Patrizia Fermani (06/02/2014)

Quando ai cristiani veniva chiesto di adorare l’imperatore, pena la morte, essi scelsero la morte.

Non dissero “questa è una pratica inopportuna, che può turbare un corretto sviluppo delle nostre relazioni pubbliche e non dà spazio ad un confronto costruttivo in una società plurale; non risponde pienamente ai vantaggi offerti dal meticciato, non risponde alle esigenze educative di maturazione di generazioni adulte e consapevoli della ricchezza del dialogo tra diverse realtà esperienziali; bisognerebbe parlarne, magari confrontarsi nel pieno rispetto di tutte le idee, e soprattutto nel rispetto delle persone….”

No. Si fecero sbranare, crocifiggere.

Certo, adorare l’imperatore significava la negazione del primo comandamento. E a prima vista non sembrerebbe congruo paragonarla alle tergiversazioni, ai distinguo, alla esibizione di prudenza e tolleranza (la fortezza non va più di moda dai tempi del Papa buono) con cui da tanto tempo vengono affrontati dentro e fuori la Chiesa, ma sempre sotto il vessillo cattolico, tutti i pericoli che assediano la vita della società e ne minacciano ormai da vicino la stessa sopravvivenza. Pericoli e minacce che hanno a che fare con la violazione di altri comandamenti.

Tuttavia, se si pensa che il primo comandamento riassume in sé tutti gli altri perché questi manifestano quale sia la volontà di quell’unico Dio per l’uomo, ecco che l’accostamento non risulta affatto peregrino. Tanto più che per il momento non si tratterebbe di rimetterci la pelle, ma soltanto una poltrona, un arcivescovado, un posto in qualche congregazione vaticana, uno stipendio di vaticanista al passo coi tempi, o guadagnare l’inimicizia grave di quelle donne colte e illuminate che sputano addosso ad un raro prelato coraggioso, o delle parlamentari dedite a cattolicissime convivenze saffiche.

Ora che il Moloch omosessualista, in un grandioso disegno egemonico (omosex über alles) mette le mani anche sui bambini, con la complicità degli imbelli governi occidentali, i rappresentanti della nuova civiltà cattolica in liquidazione fallimentare si adeguano, appesi come amebe ai propri filamenti lattiginosi.

Senza neppure mostrare la grandezza diabolica del male che si manifesta come tale.

Essi rimangono infatti acquattati dietro alle parole magiche: diritto, libertà, uguaglianza, dignità, e giù a pioggia, che servono a nascondere impudentemente ogni nefandezza sull’esempio ben riuscito del vecchio e beffardo “Arbeit macht frei” che riempiva di comprensibile orgoglio gli ospiti involontari di Auschwitz.

Così approvano il demenziale rapporto Lunacek. I loro nomi sono: Prodi, Toia, Costa, Pirillo e Frigo; Zanicchi, Matera, Patriciello, Ronzulli.

Certo una sedia a Strasburgo, a Bruxelles o a Roma val bene di più di tutto il Decalogo, per non dire degli allegati paolini.

© RISCOSSA CRISTIANA

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