Cattolici «autocertificati»?

di Don Gabriele Mangiarotti (19/07/2013)

C’è una domanda che in questi tempi frulla nella mente, e che recenti fatti sollecitano. «Se interrogassimo un fedele qualunque, saprebbe indicarci con chiarezza e semplicità che cosa significa propriamente essere cattolico?»

Certo, se l’avessi chiesto a mio padre me lo avrebbe saputo spiegare. Anche mia mamma, che pure non era così ferrata. Ma oggi? Forse dei semplici. Forse persone che hanno ritrovato la fede, magari per l’incontro con qualche movimento, o per qualche pellegrinaggio a Medjugorie. Certo è estremamente difficile trovare delle chiare esposizioni sui giornali, presso tanti «cattolici adulti», a volte anche ascoltando certi preti o visitando certi siti internet.

Pensavo a queste cose leggendo l’intervista a Matteo Renzi su Famiglia Cristiana (in internet, non la compro e non la distribuisco in parrocchia, per ragioni che ho già esposto). 

Ecco alcune «chicche» del suo definirsi cattolico.

Da cattolico impegnato in politica non mi vergogno della mia appartenenza religiosa. Al contempo, non rispondo al mio vescovo o alla gerarchia religiosa ma ai cittadini che mi hanno eletto… Quando dico che una certa politica all’interno delle gerarchie non ha fatto il bene della politica italiana mi riferisco all’atteggiamento avuto da una parte della Conferenza episcopale italiana che ha ridotto tutto il dibattito all’interno del mondo politico cattolico alle sole questioni etiche… Non credo che il politico cattolico, in quanto cattolico, debba dire “sì, sì” e “no, no” ma su questi temi così complessi occorre fare lo sforzo del dialogo. C’è il rischio che i cristiani si “specializzino” in ciò che c’è all’inizio e ciò che c’è alla fine della vita e trascurino quello che c’è in mezzo, cioè la vita… Ben vengano le discussioni dei politici cattolici sui temi etici ma non richiudiamo i politici cattolici soltanto nella riserva indiana dei temi etici altrimenti finiamo come i moralisti senza morale…

E poi ho ripensato ad un incontro che ho fatto con più di duecento ragazzi in vacanza con la comunità cristiana. Era venuta a trovarci la mamma di Lorenzo, un ragazzo diciottenne ucciso da un compagno per una banale lite. Piangeva, raccontando, ma con chiarezza e fermezza diceva che per lei era stato naturale perdonare quell’assassino. «Ma Gesù sulla croce non ha dato il perdono a chi lo crocifiggeva? E poi non ho mai avuto bisogno di perdonarlo, perché non l’ho mai odiato». Era andata a Lourdes con sua figlia, tempo prima. Ascoltava Radio Mater, una emittente cattolica della Brianza. Andava spesso in parrocchia. Per lei, Carolina Porcaro, essere cattolico non è una ideologia di contrabbando. Non è una abitudine stanca e staccata dalla vita. Non sono idee. È un popolo a cui appartenere. È un parroco da seguire. È il Papa, vicario di Cristo in terra. Ma soprattutto sono i sacramenti della confessione e della eucaristia da vivere fedelmente. E questo ha cambiato la sua vita. E ha reso il suo racconto – drammatico – una proposta per quei duecentoventi ragazzi che l’hanno ascoltata in silenzio, attenti alle risposte che dava nella semplicità e concretezza del suo parlare e ricordare.

Papa Francesco, nella Lumen fidei, ci ha ricordato che avere fede significa avere lo stesso sguardo di Gesù sulla realtà, sulla vita, sulle persone, sulle circostanze. Se posso ritrovare questo sguardo in Carolina, la mamma di Lorenzo, non riesco proprio a ritrovarlo nelle parole della intervista di Renzi.

N.B.: ho appreso anche le disgustose notizie a proposito delle losche manovre all’interno del Vaticano [IOR e lobby gay]. E sono fiero di un Papa che ci fa continuamente capire che persone che usano della Chiesa per i loro scopi non sono degne del nome cristiano. Non si trovano a casa loro nella Chiesa, finché non imparano a chiedere perdono e cambiano vita. Chissà che questo scandalo abbia a finire, e che risuonino tra noi le voci di chi testimonia Cristo nella quotidianità delle scelte!

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