Una croce di ferro sul petto? L’equivoco del “papa povero”

di Paolo Maria Filipazzi

Lunedì 8 luglio si è svolta la storica visita del Papa a Lampedusa. Non starò a parlare del profondo significato della visita né della bella omelia, ma mi limiterò a riflettere su alcuni aspetti “esteriori”. Dunque: altare, ferula e calice usati durante la Messa erano di legno “dei barconi degli immigrati”. Non intendo dilungarmi sulle solite polemiche liturgiche. Ciò che mi fa saltare i nervi è altro. Mi riferisco ai commenti tanto “estasiati” da far venire il diabete, riassumibili più o meno nel gridolino isterico che segue: “IHHHHH!!! Il Pappa che celebra cor calisce de legno! Che ffiggo! Lla Cchiezza povverra!”. Mi lascia un po’ stranito che nessuno abbia notato (eppure si vedeva bene!) che il calice “di legno” era bordato e internamente vestito d’oro. Così come d’oro erano gli altri strumenti liturgici. 

Ora, se questa visita l’avesse celebrata il suo predecessore, immagino gridolini sempre isterici ma molto diversi: “Ma chi prende per il culo! Il calice è di legno, si, ma pieno d’oro! Cor calisce derr Pappa ce sfami mezzaffrikka!!!”. Dal canto mio, sono contento e sollevato che a Francesco non venga riservato dai media il trattamento vigliacco destinato al suo predecessore, ma mi sento abbastanza a disagio anche dall’estremo opposto… Mi sembra che attorno a Papa Francesco si stia stringendo una morsa che strumentalizza gesti, scelte, parole (non tutte: solo quelle attentamente selezionate, gettando via ciò che invece di lui dà fastidio) e che temo finirà, alla lunga, per fargli male, molto male.

Mi spiego: nella vulgata questo è il Papa “che cambierà la Chiesa” e suscita per questo l’entusiasmo di miriadi di persecutori sia esterni che interni (quelli contro cui ci mise in guardia Benedetto XVI durante il suo viaggio a Fatima) per i quali “cambiare” è sinonimo di “distruggere” e “Chiesa povera” è sinonimo di “Chiesa che, anziché usare le proprie sostanze per aiutare i poveri, se le vede confiscate e finisce a chiedere l’elemosina con loro, trovandosi impossibilitata di fatto a svolgere la propria missione”. Dagli anni ’70 questa fregola si è diffusa a macchia d’olio. Ironia della sorte, in concomitanza con la creazione della nota controfigura del vero San Francesco di Assisi, fatto passare per una sorta di comunistello, la rediviva eresia pauperista aveva creato proprio l’attesa messianica di un “Papa Francesco” destinato a “cambiare (leggi: smantellare) la Chiesa”. Il famigerato don Farinella ci aveva persino fatto un libro, il cui titolo è tutto un programma: “Habemus Papam. La leggenda del Papa che abolì il Vaticano”, in cui il Papa che abolisce il Vaticano e quindi, in sostanza, la Chiesa, si chiama, ovviamente, Francesco. 

Una figura agghiacciante perché genuinamente anticristica, molto simile a quella descritta da Soloviev. Il Papa Francesco della “leggenda” era amatissimo, fra gli altri, da Marco Pannella e dai radicali (e da chi, se no?) che sia nel 2005 che in occasione del recente conclave lo avevano invocato con sit-in in piazza San Pietro e dai microfoni della loro Radio. Ad un certo punto, in un mondo ferocemente anticristiano, arriva davvero un Papa Francesco, e tutti esultano, scambiandolo per l’Anticristo che da tempo aspettavano. Don Farinella proclama esultante ai media che la sua “profezia” si è finalmente realizzata! La tragedia del vero Papa Francesco, quello che ogni giorno ci mette in guardia contro il Diavolo, quello che ricorda che la Chiesa non è una ONG pietosa, quello, insomma, che parla ed agisce da vero Vicario di Cristo, sta proprio in questo gigantesco equivoco (e temiamo che, almeno per il momento, nemmeno il diretto interessato si avveda del tragico equivoco).

Ed ecco dunque, che tutto è segno di chissà quale rivoluzione. Il Papa non usa la mozzetta, il rocchetto, la stola, i vecchi paramenti, le scarpe rosse e neppure i tronetti! Ecco, nessuno fa notare che tutto ciò è sempre li, in Vaticano, nei cassetti e negli sgabuzzini, anche se il Papa non li sfoggia. Con un altro Papa si sarebbe tuonato allo spreco! Nessuno fa notare che, con gente che perde la casa, il Papa lascia vuoto l’appartamento papale. Perché non ci manda ad abitare qualche senzatetto? Nessuno fa notare che le “macchine lussuose” di cui il Papa non si serve più sono sempre lì nei garage a fare polvere. Con gente che la macchina non può nemmeno permettersela! Nessuno fa notare che per secoli l’anello papale (quello che doveva sfamare mezzafrica, per intenderci, ma che in realtà valeva quanto due vele nuziali due) è stato praticamente lo stesso, rotto alla morte di ogni Pontefice e rifuso per realizzare quello del suo successore. Ecco, ora quell’anello è ancora lì, inutilizzato, ed in più c’è quello di Papa Francesco, fatto realizzare nuovo di pacca, ma a tutti interessa solo che non sia d’oro ma “solo” d’argento (in realtà placcato d’oro anch’esso) e non sembra fregare a nessuno che ora in Vaticano c’è qualche briciola d’oro e d’argento in più e non in meno. E nessuno intima burbanzosamente “ar Vaticanno” di rivelare quanti “sòrdi” siano stati spesi per realizzarlo, con annesso conteggio di continenti che si sarebbero in alternativa potuti sfamare. Senza contare i nuovi paramenti commissionati apposta, al posto dei “sontuosi” paramenti di Benedetto XVI, che erano già lì in Vaticano e che costavano zero. Anche la ormai proverbiale “Croce di ferro” (ma per qualcuno addirittura di latta o di legno!) in realtà è d’argento, e la Croce d’oro è ancora li, da qualche parte, in qualche cassetto.

Dite che sto sparando una marea di boiate? Che è una polemica da perfetto deficiente? Ebbene sì, avete perfettamente ragione! Ma è proprio di queste boiate che si sono nutrite per decenni le polemiche anticlericali e negli ultimi anni i grevi attacchi a Benedetto XVI. E questa epidemia di deficienza uguale e contraria mi insospettisce e mi allarma: quanto durerà questo delirio? Quando finirà ma, soprattutto, come? Purtroppo, temo di avere una sola certezza: Papa Francesco ne uscirà come vittima. Noi, che il Papa lo amiamo davvero, preghiamo per lui. 

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