Carlo Maria Martini è cattolico?

Nel libro “Credere e conoscere”, dialogo tra Ignazio Marino e Carlo Maria Martini, edito da Einaudi, a quanto pare sembra che il Porporato abbia dato il meglio di sé … nel peggio. Già l’incipit di copertina dice tutto: “La chiusura aprioristica della Chiesa e delle religioni, di fronte agli inevitabili cambiamenti legati al progresso della scienza e della tecnica, non è mai stata di grande utilità”. Per il momento è doveroso essere dubbiosi, in quanto le indiscrezioni giornalistiche a buon mercato, spesso e volentieri, sono atti poco onesti commissionati da persone altrettanto inique, che fanno della notizia un collage a soli scopi economici.

È anche difficile, da laico, dover “parlar male” di un Cardinale, anzitutto perché questi dovrebbe essere un diretto successore degli Apostoli ed in secondo luogo perché un uomo che, da Consacrato, esprime posizioni contrarie al Magistero infallibile della Chiesa, purtroppo per lui si giudica da solo e si auto esclude dalla Comunione di Grazia; a volte addirittura dalla stessa Comunione con Roma, ma ormai ci siamo abituati.

Ho letto qualche breve estrapolato del testo di sua Eminenza Cardinal Martini e, se gli estratti corrispondo al vero, non si può far altro che rimanere sconcertati.

Mi domando: ma è Cattolico?

Non spetta certo a me dirlo, dato che il dissenso dalle posizioni ufficiali della Santa Sede, sia direttamente che indirettamente, porta ad ovvie conclusioni; ecco perché, lo scrivo da anni, sembra essere giunto il momento di un nuovo Concilio Dogmatico, che ponga un freno alla deriva modernista, ossia eretico / protestante, che impazza in alcuni ambienti ed uomini di Chiesa, ma che in realtà sono ambienti ed uomini fuori dalla Chiesa di Roma e nessuno provvede ad avvisarli mediante scomunica od altri provvedimenti disciplinari drastici. Insomma il Codex Iuris Canonici parla chiaro.

Dicevo che ho letto, a proposito di sessualità, un simpatico preambolo del Porporato teologo, ossia: “La sessualità è un argomento molto complesso, sul quale esiste anche un conflitto di interpretazioni […] È un campo oscuro, profondo, magmatico, difficilmente definibile […] il filone evolutivo che tocca anche l’uomo non si è esaurito e perciò non possiamo prevedere facilmente gli sviluppi dei prossimi millenni […]non sono competente su questo argomento e qui lo affronto solo per cercare di dire con semplicità ciò che la vita mi ha insegnato”.

Lascio ad un teologo, di pari levatura del Cardinal Martini, il redigere un’adeguata confutazione teologica a questi 5 iniziali “sonetti” che sono terribili da un punto di vista sia teologico che dottrinale/educativo. In sostanza, il Porporato sembra affermare di non essere esperto in materia, di non condividere il pensiero cattolico Divinamente rivelato sulla sessualità e sembra proiettarsi in un fantomatico “viaggio astrale” che sveli nuovi ed oscuri orizzonti magmatici (quindi satanici) della sessualità, come se non esistesse la dogmatica Inerranza della Scrittura e la certa interpretazione unanime dei Padri, che è altro Dogma.

Dopo 2000 anni di errori di Cristo, degli Apostoli, dei Padri, dei Papi, dei Dottori, dei Santi, dei Martiri … (????) … giustamente doveva arrivare il nuovo Elia (Carlo Maria Martini) ad illuminarci! Totò direbbe: ma ci faccia il piacere!

Lasciamo perdere, chi di dovere leggerà il suo “libro” e farà il necessario; non mancherò di rilanciarne le ovvie confutazioni teologiche.

Poi ho letto un estrapolato che, se vero, porrebbe il Porporato in conflitto con gli stessi insegnamenti di Cristo, oltre che con quelli degli Apostoli e con tutto l’intero Magistero infallibile della Chiesa Cattolica (sulla materia oggetto di dibattito). In essenza, in altri tempi, per una frase del genere il Cardinale sarebbe stato scomunicato (accadeva per molto meno); ecco il “sonetto” della disgrazia:

“Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili”.

Inutile riportare, per l’ennesima volta, la Dottrina cattolica sull’omosessualità, sul matrimonio, sulla legge naturale e sul senso stesso del Creato, ho scritto fin troppi articoli su queste posizioni ufficiali della Chiesa APOSTOLICA (a volte dogmatiche) e, con il sacerdote Marcello Stanzione – a 4 mani – stiamo riassumendo il tutto in un bel libro che, a Dio piacendo, sarà edito entro la fine dell’anno 2012.

Anche un catechista per bambini, leggendo la citazione estrapolata, come sembra, dal testo del Cardinal Martini, sarebbe legittimato a rispondergli per le rime; ovviamente in privato, proprio come soleva fare Santa Caterina da Siena con Papa Urbano VI (28 novembre 1378 e succ.).

Sarà vero quello che ha riportato l’Espresso e che molti media hanno diffuso e, forse, ben strumentalizzato? Mi auguro sinceramente per il Porporato, che sia tutto falso o che il suo scritto sia stato manipolato ad hoc; si sa, se scrivi qualcosa che compiace ai gay, fai audience e vendi, il problema però è che bisogna piacere a Dio e non agli uomini perché, se hai consensi umani, Cristo insegna che sei sulla cattiva strada…

Sarà forse, piuttosto, che la Diocesi di Milano sia affetta dal morbo dell’eresia? Speriamo che il Cardinal Scola, ex Patriarca di Venezia, sia ben vaccinato… perché il morbo dell’eresia colpisce in fretta ed è molto doloroso e deleterio soprattutto per la fede dei semplici, ovvero per le persone umili che non hanno i soldi per comprare il Catechismo e non sono in grado di smascherare i “camaleonti della fede”, ovvero i “falsi profeti”.

Per concludere, dato che siamo nella Settimana Santa ed è opportuno dedicare più tempo alla preghiera, mi limito a riportare quanto già chiaramente espresso dal profetico Monsignor Raffaello Martinelli – Vescovo di Frascati – nei suoi numerosi e sapientissimi scritti. (Carlo Di Pietro)

***

Secondo la morale cristiana, qual è la differenza, nell’omosessualità, tra orientamento e atto?

Un orientamento (tendenza/inclinazione) omosessuale, pur essendo oggettivamente un disordine morale, non va considerato peccaminoso in se stesso: lo è solo nel senso che può condurre a un atto sessuale. L’atto omosessuale è invece peccato gravemente contrario alla castità. Esso, infatti, esclude il dono della vita. Non è il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo può essere approvato.

Qual è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti delle relazioni omosessuali?

La Chiesa dice SI:
1) al rispetto della persona omosessuale, alla quale, proprio in quanto persona, si deve dignità, accoglienza, aiuto. Non si può infatti dimenticare che la persona umana, in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio, precede e trascende la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale;
2) alla distinzione: tra peccatore e peccato;  tra orientamento e atto omosessuale;
3) al rispetto degli specifici diritti delle singole persone, diritti che anche gli omosessuali hanno in quanto persone e in quanto cittadini né più né meno delle altre persone umane, e non in quanto omosessuali;
4) all’educazione e, per quanto possibile, alla guarigione della persona omosessuale;
5) all’avvio di iniziative pastorali concrete a favore dell’omosessuale;
6) alla chiamata alla castità e alla santità dell’omosessuale;
7) alla preghiera e alla vita sacramentale, quali luce e aiuto perché l’omosessuale possa vivere nella castità.

La Chiesa dice NO:
1) all’approvazione del comportamento omosessuale o della relazione omosessuale;
2) alla concezione dell’omosessualità come una dimensione del tutto al di fuori o al di sopra delle norme morali;
3) alla legalizzazione o all’equiparazione della relazione omosessuale al matrimonio;
4) ad ogni marchio di ingiusta discriminazione, a ogni eventuale forma di rifiuto, di emarginazione o di disprezzo nei confronti della persona omosessuale.

Gli omosessuali possono diventare sacerdoti?

Non possono essere ammessi agli Ordini Sacri quanti:
1) compiono atti omosessuali (negli ultimi tre anni prima dell’Ordinazione sacerdotale), oppure;
2) presentano tendenze omosessuali profondamente radicate, oppure sostengono la cultura gay;
3) Quanti hanno tendenze omosessuali di natura transitoria possono essere ammessi agli Ordini Sacri, purchè tali tendenze siano state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale (cfr. Congregazione per l’Educazione Cattolica, Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale, 4 nov. 2005).

Quali frutti generano l’amore eterosessuale e  la relazione omosessuale?

L’amore tra l’uomo e la donna ha il potere di generare vari e complementari “amori”: l’amore coniugale, quello parentale, quello fraterno e quello filiale.

La relazione omosessuale non ha questa ampiezza di vita. Si esaurisce nella relazione tra due persone.

La ricchezza di vita che la relazione eterosessuale produce nelle persone e i benefici che dona alla società non sono equiparabili alla vita e ai benefici di una relazione omosessuale.

Si può stabilire un’analogia tra il matrimonio e le unioni omosessuali?

Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni (cfr. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10).

Per quali motivi le unioni omosessuali non devono essere legalizzate?

Per vari e complementari motivi.

Motivo naturale
La legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligare la coscienza. Ogni legge, fatta dagli uomini, ha ragione di legge solo in quanto è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono all’unione tra due persone dello stesso sesso garanzie giuridiche analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale.

Motivo biologico-antropologico
Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia.

– Infatti nell’unione omosessuale:
1) manca la differenziazione genitale-sessuale, che è il dato oggettivo di realtà con cui veniamo al mondo: maschio o femmina. Questo dato originario è scritto nel corpo, nel cervello, nel cuore;
2) è del tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse infatti sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei due diversi sessi nel matrimonio;
3) non vengono attuate la procreazione e la sopravvivenza della specie umana;
4) l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente inseriti all’interno di queste unioni omosessuali. Ad essi manca l’esperienza della maternità o della paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini, nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si porrebbe in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche dalla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini, secondo il quale l’interesse superiore da tutelare in ogni caso è quello del bambino, la parte più debole e indifesa.

Motivo sociale
– Se le unioni omosessuali venissero legalizzate, ciò significherebbe:
1) approvare un comportamento deviante;
2) farlo diventare un modello nella società;
3) approvare l’indeterminatezza sessuale;
4) offuscare valori fondamentali, quali trimonio e la famiglia. Infatti il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune: perderebbe l’essenziale riferimento ai fattori collegati alla eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed educativo.

Ci sono inoltre buone ragioni per affermare che tali unioni omosessuali sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale.

Sussiste anche sempre il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.

Motivo giuridico
Poiché le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune. Gli omosessuali, in quanto persone e in quanto cittadini, possono sempre ricorrere come tutti i cittadini e a partire dalla loro autonomia privata al diritto comune per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse.

Che cosa la Chiesa Cattolica chiede allo Stato di fare nei confronti delle relazioni omosessuali?
– La Chiesa Cattolica chiede allo Stato di:
1) affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione;
2) contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica;
3) ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male;
4) smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare della giusta tolleranza verso le persone omosessuali;
5) non procedere alla legalizzazione delle unioni omosessuali o alla loro equiparazione legale al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo;
6) rispettare il principio di uguaglianza, in forza del quale non si possono attribuire gli stessi benefici e vantaggi a soggetti che non sono nella stessa situazione giuridica. Infatti mentre i soggetti legati da matrimonio sono impegnati ad osservare una somma di doveri e di obblighi previsti dal diritto di famiglia, i soggetti di unioni di fatto si sottraggono, per libera scelta, a questi impegni. Pertanto lo Stato violerebbe il principio di uguaglianza conferendo ai soggetti di unioni di fatto, i benefici che la legge prevede per le unioni coniugali familiari.

Impegno comune dello Stato e della Chiesa, seppure su piani diversi e con mezzi diversi, è soprattutto quello di non esporre le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso.

Qualcuno dice: l’eventuale legalizzazione dell’unione omosessuale non obbliga nessuno ad usufruire di tale legge. E quindi perché non venire incontro a chi vuole usufruirne?

A questo proposito occorre riflettere sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato, e lo stesso comportamento quale relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare una delle istituzioni dell’ordinamento giuridico. Il secondo fenomeno non solo è più grave, ma acquista una portata assai più vasta e profonda, e finirebbe per comportare modificazioni dell’intera organizzazione sociale che risulterebbero contrarie al bene comune.

Le leggi civili sono principi strutturanti della vita dell’uomo in seno alla società, per il bene o per il male. Esse svolgono un ruolo molto importante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume. Le forme di vita e i modelli in esse espresse non solo configurano esternamente la vita sociale, bensì tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti. La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l’oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell’istituzione matrimoniale.

Come devono comportarsi i politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali?

Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.

Nel caso sia già in vigore una legge favorevole alle unioni omosessuali, egli deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica, a condizione che sia chiara e a tutti nota la sua personale assoluta opposizione a leggi siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo.

Monsignor Raffaello Martinelli
Vescovo di Frascati

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