Apologo: un cardinale e i siti gay, atei, laicisti…

di Saro Luisella, da Cultura Cattolica (25/03/2012)

Poniamo il caso che ad un certo numero di studenti (una minoranza) non vada qualche voce del regolamento d’Istituto. Qualcuno di loro, una delegazione, si reca dal dirigente, solleva le sue obiezioni, dice – faccio un esempio – che, nonostante sia vietato recarsi ai distributori di merendine durante l’orario di lezione, alcuni lo fanno, e siccome alcuni lo fanno bisognerebbe togliere il cartello “l’uso dei distributori è consentito solo durante l’intervallo”.

Il preside ascolta, argomenta pazientemente la ragionevolezza del divieto, rammenta che la trasgressione di alcuni dovrebbe essere sanzionata e non un buon motivo per chiedere l’abolizione della norma, e la delegazione se ne torna in classe con le pive nel sacco.

Poniamo che questi studenti (una minoranza) non demordano. Vogliamo andare ai distributori delle merendine quando ne abbiamo voglia. Anche se c’è lezione e l’insegnante sta spiegando. Se abbiamo fame, abbiamo fame. Chissenefrega del cartello, chissenefrega se non è ricreazione, chissenefrega se il dirigente ci ha spiegato il senso e la ragionevolezza del divieto. Vogliamo mangiare quando abbiamo voglia di mangiare e tanto basta. Gli altri, liberi di recarsi ai distributori solo a ricreazione; noi, liberi di andarci quando ci va.

Poniamo che uno di loro decida di darsi appuntamento, al bar, con un anziano, emerito docente in pensione. Un insegnante che non può intervenire sul regolamento d’Istituto, ma che non è un docente “a caso”. E’ un professore che “sa come va il mondo” ed è affascinato dai cambiamenti. Che è sempre stato dalla parte dei ragazzi a prescindere; dalla parte delle minoranze a prescindere. O al quale, siccome gli è sempre piaciuto dialogare su tutto, mediare su tutto, viene d’istinto più facile dire “ni” piuttosto che “no” oppure “sì”. O che, siccome da sempre gli stanno strette le regole (seppur ragionevoli), a prescindere dai regolamenti d’Istituto e anche dal preside, è portato per carattere a dire sempre e comunque “la sua”.

L’ascolti ed è tutto un periodo ipotetico: “se i distributori fossero usati con moderazione…”, “se voi ragazzi foste un po’ più responsabili…”, “se valutassimo caso per caso…”. Bypassando il regolamento e anche il dirigente dell’Istituto, alla domanda: “prof., lei che ne pensa?”, in queste quattro chiacchiere al bar all’anziano docente non sembrerà vero di parlare finalmente a ruota libera e di sfoderare i suoi famosi “secondo me…”, “io credo che…” e tutti i condizionali che occorrono quando si sta immaginando qualcosa che… non c’è. “Sarebbe ipotizzabile…”, “si potrebbe pensare…”, “andrebbe rilevato…”, e via discorrendo.

Poniamo che quel giovane, parte della minoranza che preme perché il desiderio “merendine a tutte le ore” diventi norma (o ne venga abolito il divieto, che poi è lo stesso) trascriva il colloquio con l’anziano professore incontrato al bar. E’ un’opinione corposa e complessa, quella dell’insegnante: con tutti i suoi bei periodi ipotetici (della realtà, della possibilità, dell’eventualità, dell’irrealtà), con tutti i dovuti “io penso, però il regolamento giustamente dice…”, con un’introduzione, una tesi, delle argomentazioni, le prove; ma anche l’antitesi, ugualmente ben argomentata.

Poniamo che alla suddetta minoranza interessi, però, poco e niente il regolamento (del resto lo conoscono bene, il regolamento, sennò che lo contesterebbero a fare!?) e che dunque estrapoli dal colloquio di quello studente con quell’insegnante solo ciò che serve a puntellare la fatidica richiesta; a vestirla di autorevolezza. Furbo lavoro di taglia-incolla e, tempo un giorno, prima ancora che esca tutto il testo della chiacchierata al bar, puoi star certo che a scuola la minoranza starà già volantinando la sintesi della sintesi. E mica solo in quella scuola lì! Certo che no. Volantini a tappeto in tutti gli Istituti: dappertutto ci sono studenti che vogliono recarsi ai distributori quando hanno fame e non quando suona la campanella della ricreazione!

Risultato? La richiesta che venga tolto il cartello di divieto non è più solo di una minoranza di studenti, ma “l’esimio professore sostiene anche lui che…”.
Il mondo va così, e fa pensare che un anziano ed emerito docente non sia così scaltro da prevedere una reazione del genere. Fossi in lui sarei dispiaciuta se venissi usata come la voce autorevole che sostiene che siccome alcuni, a scuola, si recano alle macchinette distributrici fuori orario e mangiano quando gli va, è bene che da ora in poi siano liberi di farlo. Mi dispiacerebbe se il mio ragionamento, ben argomentato con tutti i suoi pro e tutti i suoi contro, fosse banalizzato e strumentalizzato in questo modo. Francamente proverei anche un po’ di frustrazione, nel comprendere che non sono stata in grado di spiegare a quel giovane la ragionevolezza di una norma pensata, discussa, condivisa, difesa da tante persone che mi hanno preceduto e che sono comunque più autorevoli di me. Da insegnante – la dico tutta – mi parrebbe persino di essere venuta meno al compito che ho scelto di svolgere per tutta la vita (un insegnante in pensione resta pur sempre e per sempre un insegnante!).

Poniamo ora che lo studente che scambia quattro chiacchiere con l’insegnante sia senatore e si chiami Ignazio Marino, e che l’emerito docente in pensione sia il Cardinale Carlo Maria Martini. Parlano di tante cose, anche del “regolamento di Istituto” (che potremmo tradurre come “il Magistero della Chiesa”); anche di temi “eticamente sensibili”; anche del fatto che alcune minoranze (i gay) vorrebbero che i loro desideri diventassero legge. Il prelato spiega, approfondisce, argomenta; usa i suoi bei periodi ipotetici, tanti condizionali e spesso la prima persona singolare. Tra una risposta e l’altra, come si conviene ad un Cardinale, spiega anche qual è, in materia, la posizione di Santa Romana Chiesa (il “regolamento d’Istituto”, appunto).
Marino trascrive il colloquio nella sua interezza, ma, più veloce della luce, parte il tam-tam mediatico. E cioè la bignamizzazione del pensiero di sua eminenza: la sintesi della sintesi. Caramelle di politicamente corretto che van giù che è una meraviglia. Delizia per il palato. Rosolio.

Lei che – come ha scritto il giornalista Armando Torno sul Corriere della Sera – conosce benissimo gli strumenti tecnologici e ne ha buona dimestichezza, provi a vedere, eminenza, cosa han recepito i blog e i siti gay, atei, laicisti, del contenuto dei suoi corposi colloqui con il senatore Marino. Credere e conoscere deve ancora uscire, ma forse del libro, nella sua interezza, interessa poco. Le minoranze di cui sopra, ciò che volevano che lei dicesse l’han sentito. Magari hanno estrapolato, ma con quelle frasi – abbia fede – la sensazione sarà di… andare a nozze. Letteralmente.

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